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Rispondere alla domanda “che cosa significa per te fare cinema?” è difficile e in qualche modo perturbante, unheimlich. È difficile perché ancora mi sento lontano dall’avere un’idea precisa di questa forma di arte/spettacolo/industria, mi sento lontano da una coscienza cinematografica che invece sarebbe necessario avere perché, come scrive Tarkovskij, “il lavoro concreto nel campo del cinema può rivelarsi un’impresa infruttuosa e disperata se non si comprenderà esattamente e senza equivoci in che cosa consiste la specificità interiore di quest’arte”. Alla domanda “che cosa significa per te fare cinema?” vorrei poter rispondere come Antonioni: «vivere». Per me invece il cinema è incertezza, è dubbio, è paura di aver sbagliato strada. Rispondere a questa domanda significa quindi rileggere la propria vita, ricordare le proprie scelte passate (ecco il carattere perturbante!). Rispondere significa rimettersi totalmente in gioco, e non sempre si è pronti a tanto. Forse, al di là del proprio coinvolgimento, il cinema è semplicemente un modo - tra i tanti - per mostrare i problemi del mondo di oggi. È un modo - tra i tanti - per essere utile agli altri raccontandogli storie inutili. |
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